Vanda Anselmi in Cremona

lunedì 17 settembre 2012

COLPEVOLI SI, ma........................


09-09-2012
Caro dottor. Gianni Ciufo,
abbiamo letto sul giornale la notizia circa l’arresto di due giovani, incensurati, in possesso di una certa quantità di cocaina. La prima reazione è, naturalmente, la disapprovazione, il disgusto, il “dalli all’untore” di manzoniana memoria e un senso di ringraziamento verso le forze dell’ordine che, ogni giorno, cercano di porre rimedio a questa grande piaga dei nostri giorni. Poi rifletti e non puoi fare a meno di elaborare alcune riflessioni: la prima è la paura che possa capitare anche a Te, ed allora guardi i tuoi figli, cerchi di cogliere eventuali segnali e ripercorri, rapidamente parte della loro vita non avendo manco il coraggio di far loro una domanda diretta; le domande ce le facciamo noi: abbiamo dato un buon esempio ai nostri figli, hanno avuto quello che chiedevano? o, addirittura abbiamo dato loro troppo?, insomma ci colpevolizziamo, quali genitori, e , più che rassicurarci per il nostro rapporto con essi, chiudiamo un po gli occhi e speriamo che stavolta non tocchi a noi. Ma se come genitore ognuno vivrà questa brutale esperienza indiretta, per un attimo infilandosi nei panni di quei genitori che, in questo momento sono li a piangere, a farsi domande, a colpevolizzarsi ed ad combattere con ipotesi di futuro grigio, noi, dico noi, quale società civile, ed in questo caso cittadini di Minturno non possiamo non chiederci, come i loro genitori, se abbiamo qualche colpa. In aumento in tutta Italia la disoccupazione, un momento di crisi nazionale ed internazionale che mette a rischio valori economici assoluti, un profondo cambiamento, anzi una vera rivoluzione, degli orizzonti sociali per tutti, con l’addio al posto fisso, a tempo indeterminato, l’addio ad un concetto di pensione meta agognata di ogni lavoratore, il peso dei riflessi della crisi sui genitori che si riverbera nei rapporti con i figli, una ormai diffusa fragilità genitoriale accoppiata ad ad un ruolo diverso della figura paterna non consolatrice, come quella materna, ma dispensatrice di sicurezze vere o false che fossero, la globalizzazione con un susseguente depauperamento di tradizioni e consuetudini, una crisi di identità sessuale, soprattutto nel maschio, figlia di una giusta affermazione del ruolo femminile non accompagnata dalla crescita e maturazione del ruolo maschile, il fallimento diffuso dei legami considerati inscindibili, matrimonio e lavoro con una precarietà di affetti e di orizzonti, la crisi della chiesa e quindi della fede con la perdita di un ruolo centrale nella società, una scuola scialba, impreparata, incapace di restaurarsi e di affiancare la famiglia nel ruolo educativo non avendo mai trovato il suo ruolo di accompagnamento nell’entrata nella società dei giovani, ebbene tutto ciò che ritroviamo in tutta Italia, si sposa a Minturno con una specifica decadenza. Una città senza un cinema, senza un teatro, senza luoghi di aggregazione per i giovani, senza stimoli, una città piatta di inverno con poche luci e pochi locali dove ci si può dare solo all’alcool; una città che d’estate si arricchisce solo di scarsa qualità ed ora anche scarsa quantità, una città sempre più vecchia e lontana dai giovani, una città dove pochi eroi cercano di opporsi al degrado ed a una crescita culturale uguale a zero, una città rappresentata sempre dagli stessi politici, colpevoli soprattutto di non aver guardato al futuro ed alla cittadinanza ma solo al piccolo orticello ed ad un presente sempre più meschino. Noi, come associazione Con Noi Donne ci abbiamo provato in varie maniere, anche in politica dove, nel nostro programma elettorale al primo punto recitava l’incremento della popolazione a 25.000 abitanti, unico spunto capace di dare una risposta efficace a molte delle manchevolezze del nostro paese. 25.000 abitanti significava una città, una realtà metropolitana che, da sola, crea e determina una vera rivoluzione con la soluzione obbligatoria e non politica di alcuni degli annosi problemi del paese: non si può bloccare la crescita di una città ma, se non si interviene, si può far morire un paese. Nessuna scusa, nessuna giustificazione ad una bestia viscida e letale quale la droga, ma un invito a pensare soprattutto ai nostri figli , quali genitori e quale stato, ed allontanare da loro, per quanto possibile ansie e paure offrendogli cultura, svago, amore e figure e luoghi di riferimento per questa età che è un epopea e deve essere vissuta con spensieratezza ma anche con gli strumenti per potersi disegnare un orizzonte, un futuro reale e non gli scenari fatui e provvisori di quella maledetta polverina bianca.

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