Vanda Anselmi in Cremona

venerdì 25 maggio 2012

Egegio sig. Sindaco

EGREGIO SIG. SINDACO

Caro Paolo, o chiarissimo signor Sindaco, neoeletto a Minturno,
finalmente è terminata questa campagna elettorale e finalmente si potrà passare dalle parole ai fatti. Non importa chi ha scritto i programmi elettorali o da dove sono stati copiati. A dire il vero, credo e non perché sono di parte, che il miglior programma fosse quello dell’avvocato Faticoni scritto, quasi integralmente da mio marito. Non è difficile spiegare il perché e lo voglio fare sperando che Tu, che Lei, voglia rileggerselo e prendere spunto. E’ evidente a tutti, anche a chi non si occupa di economie sociali o dinamiche ambientali, che Minturno ha un peccato originale: è un paesotto, reso più paese dalla maggioranza dei cittadini rappresentati dalla seconda generazione post-bellica. I figli di quei padri costituenti il primo nucleo di qull’ameno agglomerato di case presso il mare, meta di turismo di elite. Uomini e donne abituati ad avere nel mattone, nelle case, il solo ed unico investimento possibile, uomini e donne che hanno vissuto per anni con il lavoro di quei tre mesi di estate quando i turisti affollavano abitazioni e spiagge favorendo un’imprenditoria fatta di sole mura, pochi mobili, molti letti, ed una bella spiaggia. Poi le seconde case di cittadini delle metropoli viciniore presenti solo a luglio od ad agosto e contribuenti di quel vivere ameno e felice che si esauriva a settembre con il ritorno alle serrande abbassate, ai prezzi per i locali, ai pettegolezzi, alla filosofia del paese, ed al conto alla posta in attesa di ulteriori investimenti immobiliari. Poi le mete turistiche sono cambiate (vince la concorrenza che si attrezza), le ferie si sono ridotte, le attività paraturistiche si sono chiuse per mancanza di afferenze (cinema od altro), i napoletani e casertani, dopo il boom calabrese si sono accorti di Scauri assommando scarsa qualità, alla scarsa quantità ed al mordi e fuggi domenicale. In questo divenire, o forse è meglio dire, decadere, la gente non è cambiata e, per averne una conferma, basta vedere come sono rimasti uguali mobili e suppellettili che adornavano gli appartamenti da fittare. Minturno è infatti la capitale del vintage nell’arredamento: le credenze scrostate che avevano accolto le torte delle nostre nonne, i lampadari di filosofia minimalistica caratterizzati da una lampadina appesa ad un filo. Ecco, il ridente ritrovo turistico degli anni 60 è ritornato ad essere paese, un paese come tanti, anzi, sempre più degradato dal tempo, dagli abusi edilizi, dal compiacente immobilismo amministrativo, da quella filosofia paesana che non può che essere, seppure genuina interpretazione di un sociale umile ed onesto, baluardo ad ogni possibile tentativo di ripresa. Un esempio illuminante: Io e mio marito abbiamo lasciato Napoli, Napoli della camorra degli scippi, delle buche, per ritrovare un po di serenità e poter passeggiare sul lungomare apprezzando natura ed emozioni, scevri da nefandezze. L’aumento demografico, portare a Minturno giovani coppie o persone in pensione, occupare quei sei milioni di metricubi di immobili sfitti, utilizzare strategie premianti per i nuovi residenti e per chi favorisca questo progetto, è, e dovrebbe essere, il primo obiettivo da perseguire. Risultato, una nuova linfa che attraverserebbe il corpo cadente ed invecchiato di Minturno ravvivando l’economia e trasformando il paese in città, il paesano in cittadino, il lavoratore trimestrale in un imprenditore compiacente. Come ad una pianta a cui versi concime, così il paese prenderebbe fattezze metropolitane e le soluzioni sarebbero obbligatorie e susseguenti ai bisogni di una nuova e più numerosa presenza cittadina. Ecco, solo di questo volevo parlare, almeno per ora, anche se ritengo che si possano e debbano fare altre cose per raggiungere il risultato…………. Almeno chè …………se nulla cambia…….non cambia nulla neanche il mio ruolo, qualunque esso sia, grande o piccolo, manifesto piccolo egoismo di paese che ha condizionato il nostro presente ma che, glielo prometto anche a nome delle altre organizzazioni di volontariato che rappresento in questo momento, non deve e non potrà condizionare il mio futuro e quello dei iei figli.
Cordiali saluti
Vanda Anselmi.

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